Patrimonio edilizio

Efficienza energetica globale del patrimonio edilizio

L’indicatore più rappresentativo dell’efficienza energetica di un edificio è sicuramente il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento o la climatizzazione invernale (EPH: Energia Primaria Heating). Tale parametro riassume le prestazioni energetiche di involucro (cioè la richiesta di calore da parte dell’edificio) e le prestazioni energetiche dell’impianto posto a soddisfare il servizio di riscaldamento o climatizzazione invernale. Il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento o la climatizzazione invernale (EPH) è l’indicatore che definisce la classe energetica degli edifici lombardi.

La situazione energetica degli edifici residenziali certificati nel territorio lombardo vede un valore medio complessivo di EPH pari a 201,8 kWh/m2a. I valori per singole classi, invece, sono riassunti in tabella.

CLASSE A+ A B C D E F G
EPH [kWh/m2a] 9,4 23,1 46,7 75,0 103,6 132,4 161,8 283,2

Dalla distribuzione percentuale del patrimonio residenziale emerge come già oggi circa il 6% degli APE lombardi riguardi edifici di classe B o superiore. La classe preponderante è la G (51,9%) anche se gli edifici esistenti si ripartiscono comunque nelle altre classi C, D, E e F, che complessivamente coprono circa il 42%.


Ripartizione degli APE per edifici residenziali per classe energetica e destinazione d’uso
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)

Valore medio di EPH per gli edifici residenziali per comune
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)

Il valore medio di EPH su base regionale degli edifici non residenziali è invece pari a 70,2 kWh/m3a; i valori per le singole classi sono riportati in tabella:

CLASSE A+ A B C D E F G
EPH [kWh/m3a] 1,9 4,8 9,0 19,7 35,6 48,6 59,7 101,3

Dall’analisi numerica degli APE depositati si evince che la classe preponderante anche in questo caso è la G (47,3%), ma gli edifici esistenti si ripartiscono comunque nelle altre classi C, D, E e F, che complessivamente coprono circa il 50%. Circa il 2% degli APE lombardi (non residenziali) riguarda edifici di classe B o superiore.


Ripartizione degli APE per edifici non residenziali per classe energetica e destinazione d’uso
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)

Valore medio di EPH per gli edifici non residenziali per comune
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)

Comparando i dati per le destinazioni d’uso si può evidenziare una situazione leggermente migliore per gli edifici residenziali rispetto ai non residenziali. Ciò è dovuto ad una molteplicità di fattori positivi insiti negli immobili di tipo residenziale, su cui risulta più facile intervenire rispetto a edifici del terziario e dell’industria: l’intervento su queste due ultime categorie di edifici implica disagi sulle attività svolte e inevitabili blocchi o ripercussioni sulla produttività. Così come è sicuramente economicamente più sostenibile, e meno rischioso, investire sull’efficienza energetica di un edificio residenziale piuttosto che su un terziario o un industriale, dato che il residenziale, anche in tempi di crisi, avrà sicuramente una maggior probabilità di rientro economico dovuta ad una maggiore domanda immobiliare. Infine da non trascurare anche la maggior attenzione alle condizioni di comfort interno che inevitabilmente si ha in un edificio residenziale e che invece spesso è trascurata in edifici industriali o produttivi.

Il dettaglio contenuto nei dati depositati all’interno del CEER consente inoltre una mappatura energetica degli edifici per epoca costruttiva, informazione importante per pianificare le attività di riqualificazione energetica.

Una sintesi di questa analisi per il settore residenziale fa emergere un leggero incremento del fabbisogno di energia primaria negli edifici nel periodo della ricostruzione post bellica (1946-1960), derivato in parte dal massiccio abbandono della tecnica costruttiva in muratura portante (che nella maggior parte dei casi possiede anche buone caratteristiche termo-fisiche) verso la prefabbricazione spinta, che porta con sé anche un decadimento delle prestazioni energetiche degli involucri, e in parte dovuto all’andamento del prezzo dei combustibili fossili che nel periodo evidenziato ha fatto registrare minimi storici.

L’introduzione della legge 373 del 1976 ha fatto sì che il valore medio di EPH diminuisse passando da 239 a 206 kWh/m2a. La legge 10/91, prima legge ad avere introdotto il concetto di certificazione energetica in Italia, ha prodotto effetti positivi, e il valore medio di EPH si è ridotto ulteriormente arrivando a 154 kWh/m2a.

L’effetto più evidente, tuttavia, lo produce la DGR VIII/5018 del 2007: il valore medio di EPH praticamente quasi si dimezza, passando da 154 a soli 75,61 kWh/m2a.


Valore medio di EPH per epoca costruttiva per edifici residenziali
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)

Limitando l’analisi agli anni successivi al 2007 si nota una diminuzione continua, anche se non eccessivamente rapida, del valore di EPH che passa da 98,67 fino a 59,01 kWh/m2a. Il mercato delle costruzioni, nonostante il periodo recessivo, ha ben compreso il potenziale insito negli aspetti energetici degli edifici anche in termini economici, e pertanto, soprattutto nelle nuove costruzioni punta proprio sulla qualità energetica, ritenendola un forte elemento di competitività.


Valore medio di EPH per epoca costruttiva per edifici residenziali dal 2007 al 2012
(Infrastrutture Lombarde, Catasto Energetico Edifici Regionale - aggiornamento ottobre 2014)